Area V – Patrimonio demoetnoantropologico

Direttore

avocata dal Soprintendente arch. Manuela Salvitti

Come da allegati alla Circ. n. 22 del 26/04/2017 emessa dalla Direzione Generale Archeologia belle arti e paesaggio, il responsabile dell’area funzionale Patrimonio demoetnoantropologico

– costituisce l’interfaccia fra il Soprintendente e i funzionari tecnico ­ scientifici di zona;

– coordina per l’area di competenza l’attività di tutela dei funzionari di zona convocando riunioni periodiche almeno bimestrali sulla base delle indicazioni generali date dal Soprintendente;

– predispone per il Soprintendente linee di indirizzo e disposizioni di servizio al fine di assicurare all’interno dell’ufficio un comportamento coerente ed omogeneo nello svolgimento delle istruttorie dell’area tecnica di competenza in coerenza con le indicazioni della Direzione Generale Archeologia belle arti e paesaggio;

– si coordina con i responsabili delle altre aree per la predisposizione per il Soprintendente di bozze di linee di indirizzo e disposizioni di servizio al fine di assicurare all’interno dell’ufficio un comportamento coerente e metodologicamente omogeneo nell’istruttoria di pratiche afferenti trasversalmente a diverse aree;

– nelle conferenze di servizi di particolare rilevanza e complessità, così come riformate con D.Lgs. 30 giugno 2016, n.127 (G.U. serie generale n. 162 del 13 luglio 2016) può essere delegato a rappresentare il Soprintendente in luogo del funzionario di zona territorialmente competente e tenuto conto dell’aspetto di tutela prevalente;

– cura la coerenza nel territorio fra le varie istruttorie nell’area tecnico ­ scientifica di pertinenza;

– è il referente dell’area tecnico – scientifica di competenza per gli analoghi Servizi della Direzione Generale Archeologia belle arti e paesaggio;

– per i casi, non infrequenti, in cui intervengano più di una delle funzioni di tutela, il Soprintendente sente i responsabili delle aree funzionali così da arrivare a una soluzione del problema e per trovare una sintesi fra i diversi approcci disciplinari (tecnico-scientifici);

– cura tutti gli atti endoprocedimentali, ivi incluso il previsto contraddittorio con i destinatari diretti degli atti e con gli eventuali soggetti indirettamente incisi, legittimati a partecipare, cura la tenuta ordinata degli atti del fascicolo ed elabora la proposta motivata al Soprintendente, corredata dallo schema di atto conclusivo del procedimento.

Assicura il coordinamento dell’attività istruttoria, afferente alla Parte II e IV del Codice, dei funzionari competenti per territorio in materia di patrimonio demoetnoantropologico e immateriale, in particolare per:

– l’autorizzazione per l’esecuzione di opere e lavori di qualunque genere sui beni culturali demoetnoantropologici, fatta eccezione per i beni mobili dei musei assegnati ai poli museali regionali e agli istituti dotati di autonomia speciale;

– le proposte di verifica o di dichiarazione di interesse culturale dei beni demoetnoantropologici da sottoporre alla Commissione regionale per il patrimonio culturale;

– l’imposizione ai proprietari, possessori o detentori di beni culturali degli interventi necessari per assicurarne  la conservazione  ai sensi dell’art. 32 del Codice;

– le proposte da inviare alla Direzione Generale ABAP per l’esercizio del diritto di prelazione sui beni demoetnoantropologici secondo  le modalità di cui all’articolo 32, comma 2, lettera d) del DPCM n.171 del 2014.

– coordina le istruttorie  dei  funzionari demoetnoantropologi competenti per il territorio relative alle proposte alla Direzione Generale ABAP per i provvedimenti sui beni demoetnoantropologici di proprietà privata non inclusi nelle collezioni dei musei statali, quali l’autorizzazione al prestito per mostre, l’acquisto coattivo all’esportazione, l’espropriazione, ai sensi degli articoli 48, 70 e 95 del Codice;

– ogni altro compito affidato alla Soprintendenza in base al Codice e alle norme vigenti in relazione all’area tecnica di compet enza.

E’ il referente per il Servizio VI Tutela del patrimonio demoetnoantropologico e immateriale della Direzione Generale Archeologia belle arti e paesaggio.

La normativa

L’art.2 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.lgs. 42/2004 che riprende T.U. del 1999) definisce “ beni culturali le cose immobili e mobili che, ai sensi degli articoli 10 e 11, presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà”.

Come sempre le norme recepiscono quanto è maturo nella coscienza civile e così anche lo Stato si è affiancato alle Regioni, che fino ad allora, in sinergia con altri Enti territoriali, si erano occupate, in base a un interesse di natura locale, di salvaguardare, valorizzare, rendere fruibili musei e raccolte di argomento etno-antropologico e di realizzarne la catalogazione.

Ampliamento della nozione di bene culturale

Il riconoscimento del patrimonio etno-antropologico come Bene Culturale, alla stessa stregua delle opere d’arte e dei beni archeologici, archivistici e librari, attesta che è in corso un’evoluzione profonda dei valori da identificare, tutelare e trasmettere, svincolati da categorie e classificazioni tradizionali, mentre si aprono dimensioni conoscitive più ampie, che includono la complessità dell’intero agire e sentire umano.

Questo nuovo e affascinante approccio al patrimonio è impegnativo e impone di allargare la tutela e la valorizzazione a quegli aspetti, tangibili e non tangibili, che formano il contesto e, nell’ambito specifico dei beni etno-antropologici, spingono a fornire testimonianze di un complesso mondo culturale e sociale, perduto nel giro di pochi decenni, dopo aver costituito le fondamenta del vivere per molteplici generazioni. Assumono rilevanza beni di natura esclusivamente immateriale (quali feste, eventi, tradizioni etnomusicali, proverbi, racconti e mitologia popolare…), che costituiscono il contesto culturale e la manifestazione dell’inconscio sottesi alle scelte e alle esperienze della vita quotidiana e alle relazioni tra gli individui e tra le comunità.

Le comunità territoriali protagoniste della tutela e della valorizzazione

Solo grazie a un contatto costante con le comunità territoriali e con le istituzioni e le associazioni culturali che le rappresentano sarà possibile, per le istituzioni pubbliche, tutelare e valorizzare tale patrimonio. Questo è dimostrato dall’esperienza della Regione Liguria, che ha impostato fin dall’inizio in modo corretto la sua azione, consapevole del fatto che i principali attori della conservazione e della promozione sono spesso le parti più attive e sensibili delle comunità locali, depositarie di quelle tradizioni, interessate a mantenerle vive e renderle volano per il rilancio del loro territorio. E’ in sinergia con esse che le istituzioni, dal Comune, alla Provincia, alla Regione e allo Stato, devono sostenere e agevolare l’attività di ricerca, raccolta e ordinamento, spesso già promossa autonomamente da tali soggetti, fornendo loro indicazioni di metodo, ma senza pretendere di prenderne il posto. Infatti solo da un lavoro con intenti comuni possono scaturire risultati maggiori di quanto le sempre più esigue risorse economiche potrebbero consentire.