Navigia Fundo Emergunt

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Navigia fundo emergunt. Trentatrè anni di ricerche e di attività in Italia e all’estero del Centro Sperimentale di Archeologia Sottomarina, Mostra di Archeologia Sottomarina in Liguria, Genova, 15-24 ottobre 1983, Albenga (SV), F.lli Stalla, 1983 (Quaderni della Soprintendenza Archeologica della Liguria, n. 1)

Descrizione

Il titolo é tratto da.uno dei frammenti del libro IV delle Historiae di C. Sallustio Crispo che narra di navi (o delle loro reliquie) riemergenti dal fondo del mare dopo essere state inghiottite dal vortice Cariddi e trascinate per sessanta miglia da correnti sottomarine.

La figura è la riproduzione ingrandita e volta a destra di un intaglio su gemma di stile ellenistico rinvenuta in Albenga nel 1941: Tritone, divinità dalla doppia natura umana e pisciforme, mentre si appresta a dar fiato alla bùccina per sedare i flutti in tempesta, tira e sostiene sulle vie del mare una nave a remi e con vela quadra di maestra, con timoniere alla barra, dalla prua munita di enorme rostro a forma di protome di pistrice, dalla poppa adorna di alto aplustre a guisa di drago dal volto umano con barba e corna come del dio Pan.

Titolo e illustrazione riferiti a fenomeni naturali o ad eventi mitici e prodigiosi, ma che in questa Mostra vogliono indicare l’opera spettacolare dell’archeologia subacquea ed in particolare l’attività più che trentennale del Centro Sperimentale di Archeologia Sottomarina di Albenga nonché il programma di scavi e di ricerche che la Soprintendenza dal 1981 ha svolto e intende svolgere con il Centro nei fondali della Liguria e specialmente il progetto ambizioso del recupero, del restauro e della sistemazione museale, nel territorio dei rispettivi Comuni, dei relitti delle navi onerarie di Albenga e di Diano Marina-S. Bartolomeo.

I numerosi reperti provenienti da queste due navi parzialmente scavate, qui in parte esposti e descritti, nonché di altri ritrovamenti (Isola Gallinaria, Moneglia), ci hanno dato notizie preziose su varie classi di materiali, sulla produzione agricola, su mezzi e sistemi di carico, su traffici e rotte commerciali in determinati periodi.

Lo studio degli scafi, delle sovrastrutture, degli attrezzi e impianti di bordo potrà aumentare ed approfondire le nostre cognizioni sulla scienza delle costruzioni navali, sulle tecniche e produzioni artigianali ed indu­striali nell’antichità.

La nave di Albenga, il cui scafo è conservato quasi integro alla profon­dità di circa quarantadue metri, era del tipo corbita con propulsione esclusivamente a vela, di grande portata (circa 500 tonnellate), della lun­ghezza di circa 40 metri e larghezza 10. Naufragò probabilmente verso il 100/90 a.C. in viaggio verso la Gallia o la Spagna con un carico di più di diecimila anfore Dressel 1 stivate in cinque strati e contenenti vino della Campania o di altri siti dell’Italia centro-meridionale.

La nave di Diano Marina-S. Bartolomeo, dello stesso tipo ma di minor grandezza (lungh. ca. m. 30, largh. ca. m. 6) naufragò in età claudio­neroniana (41/68 d.C.) per lo sfondamento dello scafo poco robusto o difet­toso nella struttura oppure a causa dell’enorme peso dei grandi contenitori centrali. Essa proveniva dalla Spagna con un carico di vini della Baetica e della Tarraconensis contenuti in anfore di forma Dressel 2/4 meno pesanti e più maneggevoli delle prime. Quattordici grandi dalia vinaria fittili, veri e propri «containers» in dotazione di bordo, di forma sferica (diam. m. 1,80, capacità 3100 litri) od oblunga (h. m. 2, capacità 1200 litri) contenevano probabilmente mosto alla cui fermentazione sono da attribuire le numerose fenditure che vennero riparate con grappe di piombo.

Testimonianze di traffici e di rapporti commerciali tra Hispania, Gallia e Italia già duemila e più anni or sono nonché di produzione e sovrap­produzione vinicola ed industriale i cui problemi, non tanto dissimili da quelli odierni nei Paesi europei, furono allora risolti con atti di imperio dal governo centrale ed ora potranno esserlo nella concordia e nella pace con provvedimenti di solidarietà internazionale in una Europa unita. Ce lo conferma la cortese partecipazione alla Mostra dei signori Consoli ge­nerali di Francia e di Spagna ai quali va il mio sincero ringraziamento.

Scopo precipuo della Mostra, finanziata dal Ministero per i Beni Cul­turali e Ambientali, è di portare a conoscenza di tutti le cose del passato e di rendere attuale il loro significato storico, nonché di raccomandarne il rispetto trattandosi di cose tutelate dalla legge 1089/1939, poiché, come è noto, ogni reperto archeologico, terrestre o subacqueo, non deve essere ar­bitrariamente staccato dal suo contesto né può ridursi a semplice oggetto ornamentale o di smercio.

Negli splendidi locali della Fiera Internazionale di Genova gentilmente offerti, la Mostra di Archeologia sottomarina vuole essere anche un tributo di omaggio alla nobilissima città di Genova, con l’auspicio che essa, superata la crisi del momento, torni ad essere, con il suo splendido porto e i suoi operosi cantieri, signora dei mari.

In questa manifestazione la Soprintendenza Archeologica ricorda un suo alto funzionario ed insigne studioso, il prof. Nino Lamboglia, pioniere e massimo artefice delle ricerche sottomarine in Italia, che dedicò, anche come primo direttore del Centro Sperimentale, tutte le sue energie allo studio del passato.

Con animo riconoscente ringrazio anzitutto il Direttore dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri e del Centro prof Francisca Pallarés, i cui contributi scientifici per la conoscenza del mondo sottomarino sono uni­versalmente noti, per la preziosa collaborazione davvero determinante per la realizzazione della Mostra; l’ispettore dott. Gian Piero Martino che insieme a me ha validamente operato in questo triennio nelle ricerche sot­tomarine effettuate dalla Soprintendenza con il Centro; le Capitanerie di Porto di Savona e di Imperia; i Comandi di Legione dei Carabinieri e della Guardia di Finanza di Genova e i Carabinieri Subacquei di Genova-Voltri ed il loro comandante Cap. Antonio Gasparro, per la costante e preziosa collaborazione; i Sindaci dei Comuni di Albenga, Diano Marina, San Bar­tolomeo al Mare e Porto Venere per il contributo che vorranno dare a questa Soprintendenza nell’opera di valorizzazione dei resti archeologici sottomarini giacenti nelle acque antistanti i loro territori, ed infine tutti i collaboratori della Soprintendenza e del Centro Sperimentale che si sono adoperati per la realizzazione e l’allestimento della Mostra ed in particolare la dott. Daniela Gandolfi del Centro, esempio della nuova generazione di archeologi subacquei.

Un vivo ringraziamento infine a coloro che hanno comunicato agli Enti tutori i diversi ritrovamenti subacquei contribuendo così alla scoperta di testimonianze antiche, con l’augurio che altre segnalazioni future vengano ad arricchire ulteriormente questo prezioso patrimonio.

Antonio Bertino

Genova, 19 Settembre 1983.

INDICE
A. Bertino, Naviga Fundo Emergunt, p. 7
N. Lamboglia, L’Archeologia Sottomarina Italiana dal 1970 al 1976, p. 11
F. Pallarés, L’Attività del Centro Sperimentale di Archeologia Sottomarina, p. 19
F. Pallarés, Il Centro di Raccolta della “Forma Maris Antiqui”, p. 30
D. Gandolfi, F. Pallarés, Carta Archeologica Sottomarina della Liguria, p. 33
F. Pallarés, La Nave Romana di Albenga (Savona), p. 45
Sezione maestra della nave romana di Albenga ricostruita nel Museo Navale di Albenga, p. 54
(Catalogo a cura di D. Gandolfi, F. Pallarés), p. 56
F. Pallarés, La Nave Romana di Diano Marina – San Bartolomeo al Mare (Imperia), p. 69
(Catalogo a cura di A. Bertino, D. Gandolfi, G.P. Martino, F. Pallarés), p. 82

RITROVAMENTI SPORADICI
Isola Gallinaria (Savona) – Anfora Greco-Massaliota (da N. Lamboglia, sunto a cura di A. Bertino), p. 119
Punta Moneglia (Genova) – Ceppo d’ancora di tipo mobile (scheda a cura di P. Melli), p. 119
Porto Venere (La Spezia) – Terracotta architettonica, laterizi (schede a cura di A. Bertino), p. 121
Abbreviazioni bibliografiche, p. 124
G.P. Martino – Appunti per una buona conservazione dei reperti sottomarini, p. 126
Circolari e ordinanze sulla tutela dei reprti e relitti archeologici sottomarini, p. 129

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