Restauro

La Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio svolge una costante attività di tutela nel territorio di competenza attraverso la verifica dello stato di conservazione del patrimonio, sia di proprietà dello Stato che degli enti pubblici o di altri soggetti, come indica l’art. 10 del Codice dei beni culturali (D.Lgsl. 42/2004 e s.m.i.). Predispone e realizza, in accordo e in collaborazione con gli enti proprietari, una coordinata attività di studio, prevenzione, manutenzione e restauro dei beni.

Presso la sede di Palazzo Reale è attivo dal 1945 un Laboratorio di restauro, attualmente in carico alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio ma destinato a divenire Laboratorio integrato di restauro, condiviso anche dal Segretariato Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Liguria, dal Polo Museale della Liguria e dal Museo di Palazzo Reale di Genova.

 Il Laboratorio di restauro nel dicembre 1948, foto R. Gasperini, Archivio Fotografico della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio

Referenti:

dott. Stefano Vassallo (coordinamento e diagnostica beni mobili)

arch. Cristina Pastor (diagnostica beni immobili)

Staff:

Riccardo Janin, Angelita Mairani, Lorenza Panizzoli, Paola Parodi, Rossella Peri, Stefano Vassallo, Giovanni Ziglioli

La costituzione del laboratorio venne deliberata nel 1945 dal Soprintendente Antonio Morassi per far fronte all’emergenza postbellica di dover accogliere e restaurare migliaia di opere d’arte danneggiate e quindi rimosse da chiese, musei e palazzi di Genova e dell’intera regione.

L’istituzione vera e propria e l’organizzazione del laboratorio attuale, tuttavia, avvenne soltanto al principio degli anni Cinquanta col Soprintendente Pasquale Rotondi.

Il laboratorio sorge in corrispondenza delle parti ottocentesche di Palazzo Reale progettate per i Savoia da Domenico Tagliafichi e realizzate da Michele Canzio, sull’area delle scuderie e del maneggio.

L’attuale allestimento, con la nuova logistica degli spazi e delle strumentazioni, è il frutto di una ristrutturazione completa, realizzata alla fine degli anni Ottanta su progetto di Guido Rosato sotto la guida del Soprintendente Giovanna Rotondi Terminiello.

L’attività del Laboratorio di restauro della Soprintendenza si qualifica soprattutto per il restauro di manufatti archeologici, architettonici, dipinti murali, dipinti su tela, sculture lignee policrome e manufatti tessili.

ATTIVITÀ DEL LABORATORIO DI RESTAURO

In laboratorio vengono effettuati interventi di restauro su opere provenienti dal territorio, nell’ambito della tutela del territorio in collaborazione con il funzionario di Zona. La casistica d’intervento è varia: tele tavole, sculture, ceramiche metalli stucchi materiale archeologico etc.

Interventi per il territorio. Restauri

Per il territorio della Regione Liguria sono effettuati restauri campione (principalmente su dipinti murali o lapidei ) con cantieri allestiti in loco.

Essi servono per l’aggiornamento delle tecniche d’intervento e per l’effettuazione d’indagini sulle materie costitutive; interventi utili per ottenere dati da utilizzare nella consulenza negli altri cantieri di restauro controllati diretti o progettati dalla nostra Soprintendenza.

Interventi per il territorio. Alta Sorveglianza

In sinergia con i funzionari di area competenti l’intervento sul territorio comprende sopralluoghi in edifici sottoposti a tutela e su opere d’arte mobili per verificarne lo stato di conservazione e, nei casi in cui è in corso un cantiere di restauro, per comunicare informazioni sulle tecniche più idonee d’intervento.

Tali sopralluoghi e missioni sono poi documentati con specifiche relazioni, e talvolta con indagini scientifiche condotte in laboratorio a Genova e climatiche sul posto.

Progettazione

La progettazione interessa alcuni cantieri nella zona di Genova e nell’ambito della Regione Liguria, intrecciandosi ovviamente con le ricerche scientifiche e le missioni di controllo sui beni monumentali del territorio, anche in collaborazione con altri enti pubblici.

Indagini scientifiche

Come già accennato all’interno del laboratorio vengono anche realizzate indagini scientifiche utilizzando tecnico fisico chimiche e fotografiche.

Campioni di materiale sono inglobati in resina per essere tagliati lucidati e osservati al microscopio per l’analisi stratigrafica. Si effettuano analisi microchimiche con reagenti, analisi con test chimici e colorimetri di efflorescenze saline e inquinanti, analisi qualitative e semiquantitative con spettrofotometro a infrarossi FTIR ATR. Viene utilizzata anche la spettrometria UV VIS, l’analisi dei materiali in microscopia ottica e in microscopia digitale interfacciata con PC.

Nel laboratorio è collocata tutta la strumentazione scientifica che consente di effettuare questo tipo d’indagini conoscitive sulle materie costitutive e sui prodotti d’alterazione delle opere d’arte. Tali indagini sono effettuate per documentare scientificamente i restauri che vengono effettuati territorio regionale. Tale attività serve anche d’appoggio a taluni cantieri in Liguria dove si verifica la necessità di effettuare in tempi rapidi sondaggi sulla consistenza e sulla natura di materiali costitutivi per studiare gli idonei sistemi d’intervento. (informazioni sulla successione delle tinteggiature sulla natura di stucchi intonaci e materiali lapidei).

In laboratorio esiste anche diversa strumentazione per l’effettuazione dei rilievi climatici, si tratta di sensori portatili o fissi che consentono la lettura dei dati o la raccolta su carta o la memorizzazione con possibilità di lettura ed elaborazione al computer. Si possono raccogliere dati sull’umidità relativa e assoluta e temperatura ambientale, sulla pressione barometrica, sull’umidità e temperatura di muri intonaci e lapidei.

Tra le tecniche analitiche utilizzate segnalo la fotografia della fluorescenza visibile della radiazione ultravioletta e la riflettografia infrarossa.

Il laboratorio collabora da alcuni anni con l’Università di Genova (dipartimenti DCCI-DISTAV, DIFI) l’Università di Modena e Reggio dipartimento di Chimica, e L’ISCUM di Genova.

Archiviazione dei dati

La documentazione fotografica dei lavori nel laboratorio e di documentazione del territorio, la documentazione scritta scientifica e analitica, è archiviata in formato digitale su hard disk in laboratorio.

Pubblicazioni

Negli anni abbiamo curato diverse pubblicazioni in tema di conservazione e restauro dei beni culturali, alcune sono pubblicazioni monografiche, altre sono articoli da riviste specializzate, altre ancora sono in atti di convegni.

Aggiornamento

L’aggiornamento su tematiche legate al restauro e alla conservazione avviene proprio attraverso la partecipazione a convegni oltre alla frequentazione di corsi

Restauro archeologico

Il settore archeologico del laboratorio esegue interventi volti al restauro ed alla conservazione di manufatti provenienti da scavi terrestri, recuperi subacquei, magazzini, confische e musei della Liguria.

Gli oggetti, che possono appartenere a varie tipologie (ceramica, metalli, vetro, intonaci, stucchi, lapidei, ecc.), vengono portati presso il laboratorio, ma in caso di situazioni complesse, sono sottoposti a intervento preventivo al recupero direttamente nei cantieri.

I restauratori, dopo un’accurata osservazione degli oggetti, elaborano un piano d’intervento, comprensivo di proposte ed eventuali analisi; poi procedono con le varie fasi del lavoro: pulitura, consolidamento, assemblaggio, integrazione, ricostruzione delle parti mancanti, ecc.

Gli interventi elencati sono documentati con fotografie e descritti in un’apposita scheda o, in alcuni casi, in una relazione.  La documentazione viene poi organizzata in un archivio, utilizzabile in caso d’interventi successivi.

Il personale del laboratorio, in collaborazione con i funzionari archeologi, svolge anche un’attività di controllo e monitoraggio sia sui reperti in custodia presso Enti, Comuni, Musei non statali, sia sui materiali giacenti nei magazzini e nei depositi della Soprintendenza, ne valuta i criteri di conservazione e indica quanto necessario per una corretta manutenzione.

I restauratori collaborano alle varie fasi inerenti manifestazioni espositive, curando in prima persona imballaggi, riscontri inventariali, esposizione, supporti idonei e fornendo indicazioni per il trasporto.

I reperti provenienti dagli scavi sono spesso deteriorati, frammentati, ricoperti da terra ed incrostazioni, dunque illeggibili. Il restauro permette, oltre alla conservazione dei beni, la ricomposizione e la lettura degli oggetti, rendendo così possibile lo studio storico/ scientifico da parte degli archeologi, i quali potranno utilizzare i risultati per scambi scientifici con altri studiosi, pubblicazioni, esposizioni museali e mostre temporanee nonché per scopi didattici.


Modello scheda di restauro