Patrimonio demoetnoantropologico

Direttore

dott. Silvana Vernazza

silvana.vernazza@beniculturali.it

 

La normativa

L’art.2 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.lgs. 42/2004 che riprende T.U. del 1999) definisce “ beni culturali le cose immobili e mobili che, ai sensi degli articoli 10 e 11, presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà”.

Come sempre le norme recepiscono quanto è maturo nella coscienza civile e così anche lo Stato si è affiancato alle Regioni, che fino ad allora, in sinergia con altri Enti territoriali, si erano occupate, in base a un interesse di natura locale, di salvaguardare, valorizzare, rendere fruibili musei e raccolte di argomento etno-antropologico e di realizzarne la catalogazione.

Ampliamento della nozione di bene culturale

Il riconoscimento del patrimonio etno-antropologico come Bene Culturale, alla stessa stregua delle opere d’arte e dei beni archeologici, archivistici e librari, attesta che è in corso un’evoluzione profonda dei valori da identificare, tutelare e trasmettere, svincolati da categorie e classificazioni tradizionali, mentre si aprono dimensioni conoscitive più ampie, che includono la complessità dell’intero agire e sentire umano.

Questo nuovo e affascinante approccio al patrimonio è impegnativo e impone di allargare la tutela e la valorizzazione a quegli aspetti, tangibili e non tangibili, che formano il contesto e, nell’ambito specifico dei beni etno-antropologici, spingono a fornire testimonianze di un complesso mondo culturale e sociale, perduto nel giro di pochi decenni, dopo aver costituito le fondamenta del vivere per molteplici generazioni. Assumono rilevanza beni di natura esclusivamente immateriale (quali feste, eventi, tradizioni etnomusicali, proverbi, racconti e mitologia popolare…), che costituiscono il contesto culturale e la manifestazione dell’inconscio sottesi alle scelte e alle esperienze della vita quotidiana e alle relazioni tra gli individui e tra le comunità.

Le comunità territoriali protagoniste della tutela e della valorizzazione

Solo grazie a un contatto costante con le comunità territoriali e con le istituzioni e le associazioni culturali che le rappresentano sarà possibile, per le istituzioni pubbliche, tutelare e valorizzare tale patrimonio. Questo è dimostrato dall’esperienza della Regione Liguria, che ha impostato fin dall’inizio in modo corretto la sua azione, consapevole del fatto che i principali attori della conservazione e della promozione sono spesso le parti più attive e sensibili delle comunità locali, depositarie di quelle tradizioni, interessate a mantenerle vive e renderle volano per il rilancio del loro territorio. E’ in sinergia con esse che le istituzioni, dal Comune, alla Provincia, alla Regione e allo Stato, devono sostenere e agevolare l’attività di ricerca, raccolta e ordinamento, spesso già promossa autonomamente da tali soggetti, fornendo loro indicazioni di metodo, ma senza pretendere di prenderne il posto. Infatti solo da un lavoro con intenti comuni possono scaturire risultati maggiori di quanto le sempre più esigue risorse economiche potrebbero consentire.