Catalogazione

Referente

dott. Stefano Costa

 

Per informazioni o appuntamento

Email sabap-lig.catalogo@beniculturali.it

 

La catalogazione del patrimonio storico artistico ed architettonico è un compito fondamentale della Soprintendenza sia per l’attività di tutela, sia sotto il profilo della conoscenza delle opere e della programmazione degli interventi finalizzati alla conservazione delle stesse.

La catalogazione consiste nella raccolta organizzata del maggior numero di informazioni sui beni culturali presenti sul territorio di competenza, sia di proprietà del demanio o di enti, sia di proprietà privata.

Con l’atto costitutivo del Ministero per i Beni culturali (DPR 805/1975) venne attribuito all’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) il compito di costituire e gestire il Catalogo generale dei beni architettonici, archeologici, storico artistici e ambientali; oggi questa missione istituzionale si è tradotta nell’impegno alla costituzione e all’implementazione del Sistema Informativo Generale del Catalogo (SIGEC), mediante il flusso diretto dei dati elaborati dagli organi periferici. La catalogazione dei beni culturali, è disciplinata dall’art. 17 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D. Lgs. 42/2004), che attribuisce al Ministero, con il concorso delle Regioni – e l’eventuale collaborazione delle Università – il compito di individuare e definire metodologie comuni di raccolta, scambio, accesso ed elaborazione dei dati a livello nazionale.

Per svolgere le campagne di catalogazione del patrimonio culturale sul territorio di propria competenza, la Soprintendenza opera in collaborazione con l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) che è un organo tecnico-scientifico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali cui sono attribuite funzioni di indirizzo e coordinamento di tale attività a livello centrale, nonché compiti di ordinamento e gestione del catalogo nazionale. Per ciascuna tipologia di bene l’ICCD ha predisposto, e aggiorna regolarmente, una specifica “scheda di catalogo” idonea a raccogliere le informazioni che lo interessano (sotto il profilo amministrativo, anagrafico, giuridico, descrittivo, storico-critico, bibliografico, ecc…).

L’attività di catalogazione viene effettuata con finanziamenti del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Allo stato attuale l’archivio delle schede di catalogo dei beni storico artistici consta di 80.409 schede delle quali il 60% informatizzate. Per quanto riguarda i beni architettonici e paesaggistici, sono state prodotte 5775 schede cartacee, di cui oltre 2000 sono state digitalizzate ed inserite sul sito SIGECWeb dell’ICCD.

Inoltre, nell’ambito del progetto nazionale “Censimento del patrimonio monumentale della I Guerra Mondiale” sono state prodotte oltre 120 schede. Il “Progetto Grande Guerra” intende , in occasione del Centenario della Prima Guerra Mondiale, promuovere una vasta attività conoscitiva su questo tema; finanziato dal Comitato speciale per la tutela del patrimonio storico della Prima Guerra Mondiale tramite la Direzione generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee, contemporanee e coordinato dall’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione (ICCD), il progetto è incentrato sul censimento dei monumenti ai caduti realizzati su commissione civica fra il 1917 e il 1940.

L’Ufficio Catalogo è aperto agli studiosi, a seguito di una richiesta di consultazione secondo modalità da concordare con l’ufficio stesso.

 

La storia del catalogo

L’attività di catalogazione costituisce uno dei momenti maggiormente rappresentativi dell’attività di tutela perché mira all’individuazione sul territorio di emergenze architettoniche di particolare interesse culturale, meritevoli di successiva attività di protezione.

L’Ufficio Catalogo delle allora Soprintendenze per i Beni Ambientali e Architettonici e per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Liguria ha iniziato la propria attività nel 1974 in concomitanza con la nascita del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Se inizialmente la schedatura è stata concepita più come un’occasione di approfondimento puntuale per un numero limitato di opere, all’inizio degli anni Novanta, in vista degli accordi comunitari sulla libera circolazione delle opere d’arte, l’amministrazione ha ritenuto improcrastinabile procedere a un vero e proprio censimento di beni, mobili e immobili sottoposti a tutela e ha varato la cosiddetta “Operazione emergenza”, basata sulla compilazione di modelli di scheda diversi secondo il livello di ricerca (I – inventariale, P – di precatalogo, C – di catalogo). Tale operazione ha evidenziato il ruolo nodale svolto dalla schedatura non solo in termini di conoscenza minima del nostro patrimonio culturale, ma quale vero e proprio strumento necessario per una più efficace azione di tutela del bene.

Per la catalogazione di beni architettonici e paesaggistici sono state finanziate alcune campagne di schedatura “a tema”, tra le quali si ricordano quella sulle antiche fornaci per la produzione ceramica nel savonese, quella sulle cappelle campestri e sugli oratori rurali minori, quella sugli edifici di architettura industriale costruiti a cavallo tra Ottocento e Novecento e, infine, quella sugli edifici realizzati in Liguria tra il 1925 e il 1955.

Per quello che riguarda i beni mobili si è data precedenza a campagne sistematiche privilegiando il patrimonio diffuso nel territorio piuttosto che quello musealizzato o in ogni caso presente in strutture pubbliche. Si è proceduto alla catalogazione in zone più periferiche (ad esempio l’entroterra delle Diocesi di La Spezia e di Ventimiglia) in quanto oggettivamente più “a rischio” (furti, alienazioni, manomissioni, restauri non autorizzati) e poco conosciute. Per quanto riguarda le tipologie si è intervenuti, documentandolo nella sua interezza, soprattutto sull’arredo sacro che, per quantità e diffusione sul territorio, costituisce la larghissima parte del patrimonio soggetto alla Legge 1089/39, al successivo T.U. 490 del 1999 e al più recente Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004) attualmente in vigore. L’arredo fisso, i dipinti, le sculture, la suppellettile liturgica in metallo e in legno, i parati sacri sono stati catalogati senza effettuare alcuna selezione, escludendo solo i manufatti con meno di cinquanta anni (art. 10 D. Lgs. 42/2004). Si è proceduto sistematicamente alla schedatura delle chiese parrocchiali e degli altri edifici sacri nei centri urbani e nelle frazioni.

Contemporaneamente sono state condotte campagne di schedatura tipologica per altri beni a rischio di furti e danneggiamenti vandalici, non esclusivamente di proprietà ecclesiastica:

–         complessi scultorei cimiteriali di tardo Ottocento e primo Novecento (oltre al Cimitero Monumentale di Staglieno a Genova, i cimiteri di Sanremo, Camogli, San Michele di Pagana e Sestri Levante, Bordighera per la parte del cimitero degli inglesi);

–         bassorilievi ed edicole votive collocate all’aperto;

–         oggetti della cultura materiale conservati in cascine, frantoi e casali;

–         attrezzature e macchinari di archeologia industriale.

Il numero sempre maggiore di schede prodotte ha richiesto una costante uniformità metodologica nel rilevamento dei dati, sempre condotto secondo la normativa e con modelli dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione; a tal fine i collaboratori esterni incaricati della schedatura sono sempre affiancati nelle fasi ricognitive da funzionari della Soprintendenza.

Nel 1992-93 la Legge 84/90 con lo stanziamento di fondi straordinari ha permesso di completare la schedatura inventariale degli edifici religiosi dell’intero territorio della città di Genova, l’intesa tra Ministero BCA e CEI ha permesso di programmare congiuntamente le campagne di catalogazione, in modo da ottimizzare le risorse ed evitare inutili dispendiose sovrapposizioni.

A partire dal 1998, in seguito all’assegnazione alle Soprintendenze per il Patrimonio Storico Artistico di competenze etnoantropologiche, si è rivolta una maggiore attenzione ai beni denominati ‘immateriali’, prodotti, ad esempio, dalla cultura popolare; ad oggi, questa nuova attività di tutela ha condotto il nostro Ufficio alla catalogazione informatica, tramite scheda BDI, di cento canti tradizionali di Ceriana (IM) e di diverse antiche ricette della ‘cucina bianca’ di Mendatica (IM).

Dal 1993 le schede prodotte annualmente sono riversate su supporto informatico, utilizzando un sistema per l’estrazione delle informazioni veloce e a portata di utente rendendo in tal modo estremamente rapida e versatile l’attività di studio e ricerca. Contemporaneamente si è proceduto a trasferire su supporto informatico, uniformandone i dati, le vecchie schede cartacee.

Nell’anno 2013, dopo diversi anni durante i quali non erano stati destinati a livello nazionale fondi per tale attività, è stato possibile riattivare questa importante azione di conoscenza del territorio e delle sue emergenze. Tale ripresa delle attività di catalogazione è stata accompagnata da momenti formativi per il personale della Soprintendenza e per i collaboratori esterni dell’Ufficio, volti all’utilizzo delle nuove piattaforme informatiche strutturate a livello nazionale.